Agenzia Hawzah News – Alla luce della visione del Leader martire della Rivoluzione Islamica, Imam Seyyed Ali Khamenei (che Iddio ne elevi il grado), la dottoressa Raziyeh Zarei, membro del corpo accademico dell’Università Internazionale Allamah Askari (che Iddio lo benedica) e docente del seminario femminile, ha affrontato il tema del ruolo della donna nella società e delle condizioni necessarie per la sua efficacia sociale.
Zarei ha innanzitutto evidenziato il ruolo centrale della donna nella gestione economica della famiglia. In molti casi, ha spiegato, è proprio la donna a occuparsi dell’organizzazione quotidiana delle risorse domestiche, sia nella relazione con i figli sia nella conduzione generale della vita familiare. Una gestione consapevole dei consumi, ha sottolineato, non incide solo sul benessere della famiglia, ma può contribuire anche all’economia generale del Paese.
Richiamando il passato, ha ricordato come le donne svolgessero un ruolo attivo nella produzione domestica di beni essenziali — come il pane e altri prodotti di uso quotidiano — contribuendo così alla riduzione delle spese familiari e a una maggiore autosufficienza. Nella società contemporanea, ha osservato, questa funzione si è in parte indebolita, mentre si è rafforzata una cultura consumistica che, alla luce degli orientamenti della Guida martire della Rivoluzione Islamica, richiede un ripensamento basato su responsabilità e gestione consapevole delle risorse.
Interrogata sul ruolo delle seminariste nella diffusione di questa visione della donna e della famiglia, ha affermato che il primo e più importante compito consiste nell’incarnare personalmente questo modello di vita. La coerenza tra teoria e pratica rappresenta la forma più efficace di comunicazione: una seminarista che si prende cura della famiglia, dell’educazione dei figli e al tempo stesso coltiva la propria crescita personale e la partecipazione sociale, diventa un esempio concreto e immediatamente riconoscibile.
Accanto a ciò, ha evidenziato il ruolo dei “corpi intermedi” tra lo Stato e la società — tra cui moschee, centri culturali, basi del Basij e altre realtà associative e sociali — sottolineando come questi spazi rappresentino snodi fondamentali di connessione e interazione sociale. In tali contesti, ha spiegato, la presenza attiva e visibile delle seminariste non si limita a una semplice partecipazione, ma assume di per sé una funzione comunicativa e formativa, contribuendo a trasmettere un modello di comportamento e di vita direttamente attraverso l’azione e la presenza concreta.
Ha poi aggiunto che una parte significativa delle seminariste è impegnata anche in attività di divulgazione diretta, svolta attraverso il confronto e il dialogo quotidiano con i diversi segmenti della società. In questo modo, ha spiegato, non solo viene trasmesso il contenuto teorico di questo modello, ma se ne facilita anche la comprensione pratica e concreta, rendendolo accessibile anche a coloro che non appartengono agli ambienti più familiari a questa visione. Questa forma di interazione, ha sottolineato, contribuisce a creare un ponte comunicativo efficace tra l’impianto culturale di riferimento e i settori meno vicini a tale prospettiva.
Infine, ha sottolineato l’importanza della ricerca e della produzione teorica, evidenziando come questo ambito rappresenti uno dei pilastri fondamentali per il consolidamento del discorso culturale. L’idea di “terzo modello della donna”, ha spiegato, è ancora in una fase iniziale di elaborazione e richiede un processo organico di approfondimento, sistematizzazione e sviluppo attraverso studi accademici, pubblicazioni scientifiche e attività di ricerca. In questa prospettiva, ha aggiunto, il lavoro teorico non si limita alla descrizione di un’idea, ma contribuisce alla costruzione di un paradigma coerente e strutturato. L’obiettivo finale è trasformare questo modello in un discorso culturale solido e competitivo, in grado di proporsi con autonomia e credibilità come alternativa al modello occidentale della donna.
A cura di Mostafa Milani Amin

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